Sei ore immersi nella storia

A volte basta poco tempo per visitare luoghi che ci riportano indietro nei secoli.

In questo caso mi sono bastati 360 minuti per ritrovarmi indietro nel tempo.

“La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi.”

Questo ci diceva Cicerone, una citazione che dovrebbe far riflettere molto. Le testimonianze del passato sono preziose per comprendere il presente e mantenere viva la memoria.

Partendo dal paese un cui vivo, Offida, abbiamo raggiunto Piagge, una frazione di Ascoli Piceno. Da questo piccolo borgo si seguono le indicazioni per eremo di San Marco e davanti una chiesa si parcheggia l’auto. Da qui si segue un sentiero lastricato, attraverso un castagneto che regala giochi di luce e ombra meravigliosi.

Dopo circa 15 minuti si giunge all’eremo.

All’eremo si accede mediante una possente scalinata in pietra che, come un ponte, attraversa il profondo burrone. L’opera, progettata dall’ingegnere Enrico Cesari, fu realizzata dall’Amministrazione comunale di Ascoli con i fondi provenienti dalle consistenze dell’Opera Pia Sgariglia, di cui il comune divenne proprietario.

La scalinata d’accesso all’eremo

Nel 2016 sono stati completati i lavori di ristrutturazione e viene aperto al pubblico solo per occasioni particolari. Per visitarlo internamente è necessario farne richiesta al comune di Ascoli Piceno o alle guide abilitate.

Nella nostra visita siamo stati accompagnati dalla guida abilitata Giuseppina Passamonti. Potrete contattarla dal suo profilo https://www.facebook.com/guidaturisticaascolipiceno

Per vedere la facciata è necessario spostarsi sulla sx dello spiazzo. La costruzione rappresenta un’importante memoria di arte e spiritualità per la città di Ascoli. L’eremo è visibile da Piazza del Popolo di Ascoli Piceno.

L’eremo di San Marco e la parete di travertino su cui è stato realizzato
Particolare della finestra bifora
Pepito ci aspetta sulla scala d’accesso
La nostra guida Giusi apre il lucchetto

Molti sono gli oggetti di notevole importanza storica, trafugati negli anni in cui l’eremo era abbandonato. Per questo motivo, dopo la ristrutturazione, si può accedere all’interno, solo facendone richiesta.

I monaci avevano anche una macina in travertino, utile per la lavorazione dei cereali  raccolti nelle terre di proprietà, ma di questa non rimane traccia perché è stata trafugata. Il monastero godeva di una certa agiatezza economica che si concretizzava anche negli arredi della chiesa, in croci e calici in argento, paramenti di pregio e volumi sacri.

Le prime documentazioni dell’eremo risalgono agli inizi del XIII secolo, quando vi si stabilì una comunità di monaci dell’ordine Cistercense. Questi religiosi, seguendo la loro regola e mossi da un ardente desiderio di solitudine, sceglievano posti dove potersi isolare e vivere la loro solitudine e preghiera.

Entrando si scopre un’ambiente molto semplice, con pareti attualmente quasi spoglie, ma ricche di affreschi nei tempi che furono. Ne sono la testimonianza i loro resti che lasciano immaginare la loro grande bellezza.

La nostra bravissima guida ci illustra gli affreschi
L’ingresso all’eremo , da notare le rocce

I monaci avevano trovato un luogo dove poter vivere, lontano dal rumore, immersi in una foresta con una vista su tutto il territorio circostante. Dalle finestre si può ammirare l’immenso territorio dei calanchi, le colline verdeggianti del Piceno, l’azzurro del Mare Adriatico.

La vista è magnifica, rimane molto difficile staccarsi dalle bifore. Si respira un’aria frizzante, pulita, un’aria che trasmette serenità. È una sensazione bellissima, attraente per la forza che esercita.

La magia che attrae gli occhi, l’anima e il cuore

C’è una luce in questo luogo che non saprei descrivere, è una luce meravigliosa e assolutamente piacevole da vedere…è da vivere insieme a tutto il resto.

La città di Ascoli Piceno

Attraverso una scala si raggiunge la parte superiore dell’eremo, una grotta con le tombe delle famiglie Tibaldeschi e Sgariglia, l’altare ed altre vedute assolutamente uniche.

Sentiero di ritorno con Pepito in primo piano

La visita è terminata, si torna all’auto per dirigerci verso Castel Trosino.

Ho avuto il grande piacere di poter accedere ad un luogo magico,un luogo che avevo visto distrutto negli anni 80 e che ora è tornato a splendere. Sono felice che questo sia stato possibile, l’auspicio è che sempre più persone siano guidate a queste visite. Quello che più affascina, secondo il mio parere, è la resistenza, nei secoli ,di queste costruzioni alla forza a volte incontrollabile della natura.

Il caldo di oggi ci porta a trovare un poco di refrigerio. Lo troviamo in una spiaggetta nascosta nel lago di Casette, poco prima di arrivare a Castel Trosino. Anche il nostro amico a quattro zampe ne ha assolutamente bisogno. È un piacere vederlo giocare nelle fresche e limpide acque del fiume Castellano.

Ultima tappa è il Ponte di Tasso. Si raggiunge con l’auto fino al tornante che indica Sentieri Piceni , da li a piedi di scende per un sentiero di breve durate ma impervio. Si raccomanda la giusta attrezzatura.

Molto caldo, molta gente, ma quello che vedi all’arrivo è assolutamente unico, da immortale

Il ponte di Tasso

Il ponte, di cui non si conoscono le origini del nome dato, fu costruito in epoca medievale serviva per superare il torrente Castellano. Costruito con blocchi di travertino tipico materiale del territorio Piceno, è strutturato con un’unica campata e presenta la tipica forma ad arco a tutto sesto. Da entrambe le sponde, è raggiungibile solo tramite sentieri.

Molti oggi hanno avuto voglia di fare il bagno in acque limpide, fresche e di colore trasparente.
Questo è quello che ho visto dal ponte di Tasso.

Dal Ponte di Tasso

Troppe persone in un luogo così fragile, la delusione di vederlo in questo stato è molta. Poca attenzione alla natura, poca attenzione al pericolo. Alcuni hanno criticato la pubblicazione sui canali social di questo luogo. Secondo loro dovrebbe rimanere quasi segreto, meta per pochi conoscitori. Ma voi lo trovate giusto? Non si dovrebbe dare la possibilità a più persone di vederlo, di apprezzarne la collocazione e l’architettura, quante storie illumineranno la nostra fantasia? Sono convinta che siamo noi a dover trovare la soluzione più adeguata per renderlo fruibile con tutte le attenzioni del caso.

Vorrei rifarmi a un pensiero di una Donna, un’icona della fotografia, diventata famosa attraverso i suoi scatti, dopo la sua morte. Lei fotografava la gente, la vita quotidiana, Vivian Maier.

Ho fotografato i momenti della vostra eternità perché non andassero perduti“, scrisse un giorno in una lettera, idealmente indirizzata ai “suoi” bambini ormai cresciuti. Eternizzare il quotidiano, salvandosi, salvandolo.

Vi lascio con altri scatti di questo Ponte, assolutamente stupendo, come stupendo è il luogo in cui si trova

Un grazie alla nostra guida Giuseppina Passamonti, grande conoscitrice dei luoghi e della loro storia. I suoi racconti sono sempre emozionanti

Grazie a mio marito Bernardo per le foto che testimoniano la mia presenza😁❤

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